domenica 21 settembre 2014

Happy Birthday Mr King

Approfitto di questo giorno per pubblicare una vecchia recensione che però non andrà nel "Ciclo Vecchie Recensioni", ma in un project a parte, tutto dedicato a Stephen King.
Il progetto si chiamerà "Il Re del Mese": per spiegare meglio, mi prefisserò di leggere e, di conseguenza recensire, un libro di King al mese. Per adesso ho alcune recensioni "vecchie" da pubblicare e quella di settembre la troverete in questo post. Penso sia un modo stimolante per leggere la sua immensa bibliografia. Purtroppo non ho iniziato a leggerlo in ordine di pubblicazione, quindi le prime recensioni che verranno pubblicate saranno sia di romanzi più datati che più recenti.

Per festeggiare il Suo compleanno, ho scelto la recensione di IT, un must. L'ho riletto di recente, dopo dieci anni dalla prima rilettura, così ho la mente più fresca e posso inserire dettagli che anni addietro non avevo colto o, semplicemente, non ricordavo.


                                                       
Innanzitutto, voglio premettere che, per me, questo libro è un capolavoro. Un viaggio. La mole spaventa, non si può di certo negare e, in alcuni punti, la lettura appare un po' pesantuccia (per me è stata noiosa la parte in cui si parlava dell'omicidio del ragazzo gay, che, tra l'altro, avevo anche rimosso dai ricordi della lettura precedente), ma appena ingrana ti cattura e non ti lascia più. E, da una pagina all'altra, da una riga all'altra, ti senti catapultato a Derry, ti ritrovi a scappare da Henry Bowers e da It insieme ai Perdenti e ti rendi conto che, a tua volta, anche nella tua infanzia ti sei trovato ad essere un po' un Perdente.
Ho detto che è un viaggio perché penso che sia davvero il viaggio dall'infanzia all'età adulta. La crescita, il dimenticarsi di essere stati bambini e tutto ciò che ne comporta, dimenticarsi del passato e dei migliori amici. Dimenticarsi delle cose brutte, che sia It, un padre manesco, un fratellino morto. Il ritorno della consapevolezza di ciò che si era e il dover affrontare ciò che si è lasciato alle spalle, paura compresa. Anche se credo che la paura sia solo il contorno, perché tutto ruota intorno alla fantasia, al credere all'impossibile e all'irrazionale come solo da bambini si riesce a fare, all'amicizia. Un sentimento che ha legato i protagonisti con un filo invisibile (che si ritroverà ne L'Acchiappasogni in un certo modo) anche a distanza di trent'anni e di chilometri. Un sentimento che li ha aiutati a superare le difficoltà dell'infanzia, di una famiglia problematica, e a contrastare il bullismo (un tema tutt'ora attuale e grave), battendosi per sé stessi e per i propri amici. Ho sempre invidiato il modo in cui King descrive i bambini, i loro legami, le loro avventure, i loro primi amori e le loro prime gelosie. C'è sempre una forte lealtà, un forte rispetto tra loro e riaffiora anche dopo tre decenni di separazione. A parer mio, sono proprio tutti questi gli elementi che rendono "It" un vero e proprio capolavoro della letteratura contemporanea. 
Vorrei spendere anche qualche parola sullo stile di narrazione: King è sempre criticato per le immense descrizioni, pagine e pagine di parole. In questo caso, secondo me, erano fondamentali per rendere il romanzo al meglio. Ci ha fatto immedesimare nei sette protagonisti, ma non solo: noi eravamo l'ottavo bambino che correva al fianco di Eddie, Ben, Beverly, Stan L'Uomo, Mike e Richie al seguito di Billy Tartaglia, il capo, mentre sfrecciava su Silver, la sua enorme bicicletta.

E' possibile, in un certo senso, considerarlo anche un romanzo di formazione? Non lo so, ma so per certo che ne consiglio la lettura. E' uno di quei libri che DEVE essere letto.

E, detto questo, Buon Compleanno Stephen King!

"Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi – e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero"

sabato 20 settembre 2014

Ciclo "Vecchie recensioni": Inés dell'anima mia - Isabel Allende

 Titolo: Inés dell'anima mia

 Autrice: Isabel Allende

 Voto: 4 su 5

 Dalla copertina: Inés Suàrez nasce all'inizio del Cinquecento in Spagna, figlia di un modesto artigiano di Plasencia, piccolo paese dell'Estremadura. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all'autorità del clero e del maschio, Inés sposa, contro la volontà della famiglia, Juan de Màlaga, che presto la abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo. La giovane non si dà per vinta e, con i soldi guadagnati ricamando e cucinando, si imbarca anche lei per quelle terre lontane. Nonostante le durissime condizioni di viaggio giunge in Perù, dove non trova il marito, morto in battaglia, ma un nuovo amore : Pedro de Valdivia, seducente hidalgo fuggito dalle frustrazioni di un matrimonio deludente e venuto a combattere per la Corona spagnola. Con Inés affrontano i rischi e le incertezze della Conquista, attraversano il deserto di Atacama, combattono indigeni incattiviti e giungono infine nella valle paradisiaca dove fondano la città di Santiago. 
Inés dell'anima mia è un romanzo epico che narra le avventurose vicende, realmente accadute ma poco note, dell'eroina della Conquista spagnola. Attraverso gli occhi stanchi e saggi di una Inés ormai alla fine della propria esistenza, Isabel Allende ripercorre la vita della giovane e indomabile protagonista che, sull'onfa dei sentimenti, affronta incredibili viaggi, eroiche battaglie, amori travolgenti, lotte per il potere, trasgressioni, onori e disonori con un coraggio e una passione indimenticabili.


E' il primo libro che leggo di Isabelle Allende, con ciò voglio premettere che non ho la minima idea del suo modo di scrivere, narrare e far emozionare il lettore. Ho letto molte note negative riguardo l'Allende degli ultimi anni e per questo sono partita a leggere un po' scettica. Sono, invece, rimasta sorpresa. E' un libro davvero molto bello, il modo che ha di narrare le vicende di Inés fa in modo che il lettore si appassioni alla vita di questa coraggiosissima donna e la ammiri, e, insieme a lei, viva tutte le sue esperienze, le sue conquiste e i suoi amori. Il suo interminabile lavoro nella fondazione della città di Santiago, la cura che reca ai soldati spagnoli feriti durante le battaglie affrontate nel Nuovo Mondo, il coraggio che mette quando anche lei stessa diventa un soldato.