venerdì 28 aprile 2017

Francis Scott Fitzgerald - Il grande Gatsby


Scritto nel 1925 da Francis Scott Fitzgerald e inserito nella lista del Time "I 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923", il romanzo è ambientato a New York, nel 1922.

Definito da T. S. Eliot: "il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James", di James, Fitzgerald, ha usato la tecnica. Il grande Gatsby, o meglio: la vita e la tragedia di Jay Gatsby sono narrate da un solo personaggio (Nick Carraway).

Di che tragedia si tratta?


Ad una lettura superficiale, viene da rispondere semplicemente: quella del protagonista, Jay Gatsby. Ma, in realtà, è molto più complesso e profondo di così. È la tragedia del mito americano. La tragedia del self-made man (rappresentato da Gatsby: figlio di contadini del Nord Dakota, scappa convinto di potersi reinventare e costruirsi una vita migliore). È la tragedia di Fitzgerald, la sua "autobiografia spirituale": chiude con l'alcolismo e con la sua vita da playboy e cerca di rifarsi. Riversa le sue angosce in questo romanzo: stabilito che possiamo considerarlo un romanzo autobiografico, in Gatsby è costate la presenza di un senso del peccato, della caduta, della debolezza e della depravazione della natura umana.

Sì, perché Gatsby è snob, è viziato, ed è cresciuto con l'idea che i soldi potessero dargli tutto. Anche l'amicizia e l'amore. Era accecato da questa convinzione, tanto quanto era accecato dall'ossessione di ritrovare la sua amata - e idealizzata - Daisy e vivere finalmente la loro storia d'amore. Talmente accecato che non si rende conto che tutto ciò che sta vivendo è un sogno irrealizzabile, perché vita e sentimenti non si possono cambiare con lusso e sfarzo. Jay Gatsby si circonda di persone solo per poter attirarne (ed avere) una, ma nella realtà è solo. È un dannato condannato alla solitudine, all'indifferenza (che si manifesterà, in tutta la sua potenza, nel finale). Gatsby è il prototipo dell'uomo solo e dell'illusione. Gatsby è il manifesto del crollo del mito americano. 

Ma Gastby è anche un eroe romantico. Un eroe condannato alla sconfitta, inadeguato per quella società e per quel mondo. Nonostante i suoi difetti e i suoi vizi, nel suo cuore c'è la purezza di un sogno e la sua voglia di vivere, ma anche morire, per esso. È un personaggio passionale ed incredibilmente umano. I suoi difetti sono quelli di un uomo qualsiasi. Ama in modo totale e crede fermamente in qualcosa che lo porterà all'autodistruzione. Ed è inevitabile che lui crolli con il crollo del suo sogno, perché quel sogno era ciò per cui viveva. Era una proiezione di sé stesso. E tutto ciò che aveva fatto era stato fatto in virtù di quel sogno. Un sogno rappresentato da una luce verde, lontana ed inafferrabile. E, quando Gatsby finalmente la raggiunge, gli sfugge immediatamente dalle mani, lasciandolo solo.

"Tese stranamente le braccia verso l'acqua oscura e, per quanto fossi lontano da lui, avrei giurato che stava tremando. Senza volerlo diedi un'occhiata al mare e non distinsi niente all'infuori di un'unica luce verde, minuscola e lontana, che avrebbe potuto essere l'estremità di un molo. Quando tornai a guardare nella direzione di Gatsby, questi era scomparso, e io ero di nuovo solo nell'oscurità inquieta."

Le bugie, le feste, i soldi, avevano solo quello scopo. Tolto questo, di Jay Gatsby rimane soltanto un guscio vuoto. Perché quel sogno, quella Daisy, lo hanno prosciugato oltre che a renderlo, al tempo stesso, il "grande Gatsby". 

"E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."

Il grande Gatsby è quindi il racconto di un'epoca, il racconto della solitudine, del peccato, dello sfarzo e del potere dei soldi. Di una vita piena solo di apparenza. E' il racconto di un uomo che vive una passione che lo distrugge. Una "dote straordinaria di speranza", una "prontezza romantica". 

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